IL PALAZZO  TATA-PERRELLI

 

Con un’aquila bicipite a sua guardia, il Palazzo dei Tata-Perrelli si rivela una delle più interessanti tracce rimasteci della presenza asburgica nel Mezzogiorno d'Italia.  

Le origini della costruzione vanno ricercate in quel poco conosciuto ventennio di governo austriaco nel Regno di Napoli, dal 1714 al 1734, in seguito alla Guerra di Successione Spagnola, quando gli stessi Regni di Spagna e di Austria, alleati da oltre due secoli ed accomunati dalla dinastia regnante degli Asburgo, divennero nemici per questioni dinastiche. Con la morte di Carlo II si determinò la fine del ramo spagnolo degli Asburgo e l’ascesa al trono di Spagna di un Borbone francese, Filippo V. Tutti gravi motivi che determinarono l'attacco austriaco e la relativa conquista di Milano e di Napoli. Il mutato clima politico investì anche San Donato, tanto che si decise la costruzione di un edificio che potesse permettere anche nel piccolo centro il regolare svolgimento delle funzioni militari e amministrative del nuovo governo. Secondo la ricerca di uno studioso sandonatese, il conte Daniele Gorga, il palazzo fu sede di un mandamento e di un presidio militare.

All'interno del palazzo, oltre ad un'architettura classica, è ancora possibile notare la cella in cui venivano rinchiusi gli sfortunati prigionieri di turno.

Con la riconquista borbonico-spagnola di Napoli avvenuta con Carlo III nel 1734, l’edificio divenne Intendenza borbonica, svolgendo compiti prettamente amministrativi. Con l'arrivo dei garibaldini nel 1860, il palazzo fu “preso d'assedio” e vennero arrestati il notar Domenico Rufo, funzionario del Regno, e suo fratello don Gaetano, che data la veneranda età, venne tradotto in prigione su una sedia, a mo’ di “processione pontificia”.

Nel 1915, a causa del rovinoso terremoto d'Avezzano, il palazzo subì gravi danni dovuti al crollo delle volte affrescate della scalinata.