San Donato Val di Comino

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Un passato tutto da gustare

 

Nelle abitazioni di un tempo, gli spazi erano angusti. In un angolo "gl' furn' p' coc' l' pan’ " (il forno per cuocere il pane), "gl' f'cural'"  (il focolare) dove dalla catena sotto la cappa pendeva "gl' ch'ttur'  d' ram' ” (il paiolo di rame) quasi sempre pieno di patate, un tavolo, poche sedie di paglia, "gl' scuann' " (scranno), "l'arca" dove si conservava il pane. Il tutto illuminato fino al 1916 con lumi a petrolio, a olio e candele.                                                                                                                                                                      Gelosamente custoditi erano l’olio ed il vino, il tesoro della campagna sandonatese. Nella tradizione sono considerati cari al nostro Tommaso da San Donato, un frate del XVI secolo in odore di santità, che ricompensava poveri, umili e malati facendogli apparire olio e vino da botti e fiaschi vuoti.                                                                                                                                           Nell'alimentazione, il pane di grano era un lusso, si mangiava "pan rusc' ch' la sec'na" (pane rosso mescolato con la segale) insieme a fichi di stagione. La carne compariva di rado, ma non mancavano il vino, la polenta e le verdure. Scarseggiava il sale, che invece veniva scambiato con le uova. Strappi alla regola avvenivano con le festività: a Natale si festeggiava a "ciamm'llitt' e cr'spell' ", a Capodanno, tradizionali erano la “cic’r’cchiata” (palline di “pasta frolla” coperte di miele) e “gl’ sciusc’ piccul’ ” (chicchi di granturco bolliti e conditi ad insalata), alla Befana "ficura secch', nuc', ova sod' e casctagn' " (fichi secchi, noci, uova sode e castagne) e a Pasqua, “gl’ p'cc'llat' ” (ciambellone di pane bianco con uova sode) e "fr'ttiata" (frittata)... bella doppia! Ad Agosto, con i festeggiamenti patronali: “abbacchio alla brace” alla Festa di San Donato e “spezzatino con le cipolle” a Santa Costanza.

 

I piatti della nostra tradizione

 

MENÙ DEL CASTELLO DI SANTO DONATO

Primo: “M’nestra” con le verdure o Frascatiegl’

Secondo: Spuntature di maiale o Curatelle o “Abbuot’”

Contorno: Rape e patate

Frutta: secca

Da sorseggiare: Nocino o Rosolio

 

Terra di passo, battuta nei secoli da eserciti mercanti fiorentini, frati e pellegrini, “Santo Donato” era ricca di “caccie” e i suoi abitanti “armiggeri et industriosi”.

 

MENÙ DELLA FIERA DI SAN DONATO

Primo: “Gnuocch’” con fagioli cannellini

Secondo: Abbacchio alla brace

Contorno: Insalata mista

Frutta: Cocomero

Da sorseggiare: “Misciétt’” (caffé con rum o anice)

 

La festa di San Donato è antica e affascinante. Dal Medio Evo, i tipici odori di cucina di fiera si mescolano con la confusione e l’allegria di bambini, forestieri e pellegrini. Tutt’intorno, l’eco degli imbonitori e le note di un cantastorie.

 

MENÙ DELLA FESTA DI SANTA COSTANZA

Primo: Cipollata

Secondo: Spezzatino con le cipolle

Contorno: Insalata di ortaggi

Dolce: Pan di Spagna

Da sorseggiare: Orzata o Limonata

 

Fin dal 1756, l’ultima domenica di agosto si ricorda la Santa compatrona - il cui corpo è custodito nel Duomo di S. Maria e S. Marcello - con solenni festeggiamenti ed un “Mercatino” dedicato ai cocci ed alle cipolle. E’ anche la festa delle zitelle, dette… “cipolle”.

 

MENÙ DELLE CANTINE DI FINE ‘800

Primo: Trippetta con uova e formaggio

Secondo: “Cìp cìap”

Contorno: “Ch’vat’” (fave stufate) o “Iolap’”

Frutta: di stagione

Da bere: Vino rosso con gassosa

 

Con la “frasca” o illuminate all’esterno da una lanterna, le Cantine sono rimaste proverbiali per i curiosi personaggi e i “sensali loquaci” che le animavano. Ogni vicolo ne aveva almeno una.

 

MENÙ DI PASQUA

Primo: Bucatini ai carciofi

Secondo: “Cussitt’” d’agnello allo spiedo o in padella con salsa di uova e limone o “T’stuccia” d’agnello o Frittata con fegato d’agnello

Contorno: Verdura sott’olio o “irres’ma” e “casselle” (verdure selvatiche)

Rustici: “Casc’llun’”, “P’cc’llat’” 

Dolce: Pigna o Sfogliatelle

Frutta: Pere sotto aceto

 

Al balcone, una bambola la “Quaraes’ma” con 7 penne di gallo segnava le settimane che mancavano alla festa. Quando “tacevano le campane” si suonava la “scurdia”. Il sabato, l’Abate ed un chierichetto benedicevano i pasticci fatti in casa.

 

MENÙ DI NATALE

Primo: Brodo di tacchino con bignè e rigaglie o polenta

Secondo: Cotechino e lenticchie

Contorno: “Sciusc’ piccul’”, indivia con acciughe e uva passita

Rustici: “Cr’spèll’” , “Ciamm’llitt’”

Dolce: “Cic’r’cchiata”

Frutta: “sciusc’ iruoss’” (frutta secca) o Pere sotto aceto

 

Mentre il borgo antico si anima con i presepi nei Rioni, il gemellaggio con Greccio e la rievocazione del miracolo della rosa di Padre Anacleto, a tavola, accanto al ciocco ardente, rivive la tradizione più bella dell’anno. Curiosa, la notte di Capodanno, la tradizione dei “sciusc’” .

 

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